Sicurezza e web. L’azione del Moige

media_education-250x130La sigla Moige è assai nota agli operatori del settore educativo e scolastico; si tratta infatti del Movimento Italiano Genitori. Mi preme segnalarne il portale per la ricchezza di materiali messi a disposizione, soprattutto per quanto concerne la sicurezza dei minori in rete e per le diverse iniziative messe in atto da questa Onlus.

Vi invito, in particolar modo, a scorrere l’elenco di progetti evidenziati nella sottopagina dedicata alla media education.

Segnalio al volo:

#OFF4aDAY – patrocinato dalla Polizia di Stato, vede la partecipazione anche di Samsung; non è solo un osservatorio sul fenomeno del cyberbullismo, ma anche un interessante bacino di approfondimenti.

Per un web sicuro – navigazione e altro con consigli e coinvolgimento diretto delle parti, vista l’attivazione di concorsi e giochi.

Smart Family – indicato per quei genitori che vorrebbero saperne di più sulla gestione delle nuove tecnologie.

Non cadere nella rete – Progetto sui reali pericoli del web.

Il web per amico – Una variante del progetto precedente, ma a questa pagina potete trovare diversi contributi video assai interessanti.

 

Ovviamente Moige non si occupa solo di Internet: lo spettro di azione è molto più ampio, come si legge dalle righe di presentazione alle attività. (R.S.)

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Come usare Twitter nella didattica

tweeeeAllora: immagino che molti di voi  abbiano sentito parlare di Twitter, se non fosse anche per l’orribile variante verbale “twittare”. Ma a cosa serve? Molti lo confondono con Facebook. Sì, in effetti un punto di contatto c’è, in quanto sia Twitter, sia Facebook sono “social network” ovvero piattaforme virtuali finalizzate a consentire una o più comunicazione tra utenti attraverso la condivisione di materiali (una definizione calzante di “social network” la offre la Treccani online).

La differenza sta nel fatto che Twitter non consente di scrivere più di 140 caratteri, obbligando l’utente alla massima sintesi brachilogica, grazie soprattutto ad un uso oculato e mirato delle “parole chiave” (i famosi “hashtag” che, a dire il vero, sono qualcosina più di semplici “parole chiave”… se volete approfondire, cliccate qui).

Di fatto, a livello pubblico, i tweet hanno sostituito quasi le agenzia stampa, visto che molti personaggi noti (politici, attori, musicisti, calciatori, dive e divette) lo vivono come automatismo comunicativo, dal momento che non si può vivere senza smartphone (e senza l’app dedicata alla bisogna).

Per quanto concerne la didattica, Twitter serve? Beh, moltissimo, stando a quanto dichiara il portale didattico anglosassone TeachTought, che sciorina ben 50 motivi/metodi per utilizzarlo (leggi qui). Ognuno può leggere e riflettere: qualche punto pare un po’ forzato, effettivamente.

Se può essere utile, vi posso spiegare come lo utilizzo io. Per me Twitter è un trasmettitore di informazioni, se non addirittura un moltiplicatore di informazioni. In che senso? Ve lo spiego subito: questo (clicca) è il mio canale Twitter. E’ dedicato alla cara e vecchia “La Scuoleria”, blog che inaugurai intorno al 2007 e che è ancora attivo. Se andate sul blog (clicca qui), vi accorgerete che sul frame di destra compare un riquadro con menu a scorrimento che riporta, in tempo reale, i messaggi sul mio twitter. Messaggi, ovviamente, relativi a scuola, didattica, etc. Pertanto il blog diventa pure vettore di informazioni fruibili anche da quello spazio.

Ma non finisce qui, perché il mio Twitter ripete i post su Facebook. Esattamente dove? Sulla mia utenza didattica (clicca qui) e sulla pagina di informazione scolastica (clicca qui). E’ sufficiente scorrere la videata, per accorgersi che in bacheca vi sono molti messaggi di Twitter. Ha senso? Ma certo: perché non tutti gli utenti di Facebook seguono Twitter e viceversa. Ma la circuitazione diventa ulteriormente più virtuosa se usiamo il Twitter, anche per diffondere iniziative didattiche relative al territorio di pertinenza scolatica e altre informazioni che, talvolta, richiedono una certa urgenza capillare. In teoria un “tweet” (ovvero un messaggio) de la Scuoleria può potenzialmente raggiungere almeno 2000 persone. Non male, vero? Poi se si impara ad utilizzare gli hashtag con “intelligenza semantica”, magari sfruttando metodicamente tempi ben precisi, si può arrivare ancora più lontani.

Qualcuno, con ragione, potrebbe farmi notare che non ho (ancora) parlato di classi. Vero. Le classi, per me, esistono solo su piattaforme dedicate: da noi si usa Edmodo, quindi molte informazioni vengono trasferite lì. Ma è anche vero, però, che la scuola in cui lavoro si è dotata di un virtuale giornalino di istituto (Lo ScrivarolON-line) dove vengono pubblicati i lavori dei ragazzi. Da un post ad un tweet basta un clic e il gioco è fatto.

E voi, colleghi, usate Twitter per la didattica? E come? Avete consigli? (Riccardo Storti)

APPENDICE

A proposito di colleghi che usano Twitter nella didattica: ecco un valido contributo di Anna Rita Vizzari:

 

Aggiungo:

 

Fare Rete, fare Sistema

La rete dell'IC RivaroloSe quanto ipotizzato dal PNSD dovesse  realizzarsi, questa “visione” che, proposi qualche anno fa al mio DS, potrebbe diventare realtà. O meglio: la strada verso cui si tende è proprio questa. Certo, il quadro necessita di un aggiornamento (e il piano presentato punta proprio a colmare le non poche lacune… ), però, se non si passa dalle parole ai fatti è difficile che si arrivi all’obiettivo prioritario. Ovvero fare sì che tutto l’ ambaradan diventi “sistema”, inneschi protocolli e diventi una pietra angolare, abbandonando una volta per tutte l’improvvisazione e l’iniziativa individuale volontaria. La tanto decantata “professione docente” passa anche di qui. (R.S.)