Marzo 2016 – Rassegna Stampa

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STRUMENTI

  • Le 50 migliori APP per la didattica (in inglese da TeachThought)

DIDATTICA

  • La fatica di leggere e il piacere della lettura (da Nuovo e Utile)
  • Se a scuola il medium è la piattaforma (Il Sole 24 Ore)
  • Perché le domande sono più importanti delle risposte? (infografica in inglese da TeachTought)
  • La musica a scuola (Education 2.0)
  • Educazione al riciclo (Envi Info)
  • Perché insegnare con la musica fa bene (in inglese TeachTought)

BES

  • Alcune puntualizzazioni: cosa sono realmente i “bisogni educativi speciali”? (da “State of Mind”)

IN PRATICA…

Il gioco dell’oca… grammaticale

classUn buon incentivo per fare in modo che lo studio della Grammatica possa diventare un gioco formativo. ClassCup è un’interazione didattica in flash (completamente gratuita) di Mondadori Education. La sfida si gioca tra due contendenti che devono confrontarsi attraverso 8 livelli per raggiungere la finale che decreterà il vincitore. Ogni livello è rappresentato da alcuni parti del discorso della morfologia grammaticale (cfr. immagine sottostante).

classgrama

Il modello ludico è quello del “gioco dell’oca” con tanto di dadi virtuali e con la variante della carta da scoprire, finalizzata a proporre un quesito grammaticale (è lì che si gioca la vera partita). Ovviamente non mancano i classici colpi di scena determinati dal caso.

classcup

Alla LIM, il docente può utilizzare questo strumento dividendo la classe in due squadre. Divertente ed istruttivo.

 

Come usare Twitter nella didattica

tweeeeAllora: immagino che molti di voi  abbiano sentito parlare di Twitter, se non fosse anche per l’orribile variante verbale “twittare”. Ma a cosa serve? Molti lo confondono con Facebook. Sì, in effetti un punto di contatto c’è, in quanto sia Twitter, sia Facebook sono “social network” ovvero piattaforme virtuali finalizzate a consentire una o più comunicazione tra utenti attraverso la condivisione di materiali (una definizione calzante di “social network” la offre la Treccani online).

La differenza sta nel fatto che Twitter non consente di scrivere più di 140 caratteri, obbligando l’utente alla massima sintesi brachilogica, grazie soprattutto ad un uso oculato e mirato delle “parole chiave” (i famosi “hashtag” che, a dire il vero, sono qualcosina più di semplici “parole chiave”… se volete approfondire, cliccate qui).

Di fatto, a livello pubblico, i tweet hanno sostituito quasi le agenzia stampa, visto che molti personaggi noti (politici, attori, musicisti, calciatori, dive e divette) lo vivono come automatismo comunicativo, dal momento che non si può vivere senza smartphone (e senza l’app dedicata alla bisogna).

Per quanto concerne la didattica, Twitter serve? Beh, moltissimo, stando a quanto dichiara il portale didattico anglosassone TeachTought, che sciorina ben 50 motivi/metodi per utilizzarlo (leggi qui). Ognuno può leggere e riflettere: qualche punto pare un po’ forzato, effettivamente.

Se può essere utile, vi posso spiegare come lo utilizzo io. Per me Twitter è un trasmettitore di informazioni, se non addirittura un moltiplicatore di informazioni. In che senso? Ve lo spiego subito: questo (clicca) è il mio canale Twitter. E’ dedicato alla cara e vecchia “La Scuoleria”, blog che inaugurai intorno al 2007 e che è ancora attivo. Se andate sul blog (clicca qui), vi accorgerete che sul frame di destra compare un riquadro con menu a scorrimento che riporta, in tempo reale, i messaggi sul mio twitter. Messaggi, ovviamente, relativi a scuola, didattica, etc. Pertanto il blog diventa pure vettore di informazioni fruibili anche da quello spazio.

Ma non finisce qui, perché il mio Twitter ripete i post su Facebook. Esattamente dove? Sulla mia utenza didattica (clicca qui) e sulla pagina di informazione scolastica (clicca qui). E’ sufficiente scorrere la videata, per accorgersi che in bacheca vi sono molti messaggi di Twitter. Ha senso? Ma certo: perché non tutti gli utenti di Facebook seguono Twitter e viceversa. Ma la circuitazione diventa ulteriormente più virtuosa se usiamo il Twitter, anche per diffondere iniziative didattiche relative al territorio di pertinenza scolatica e altre informazioni che, talvolta, richiedono una certa urgenza capillare. In teoria un “tweet” (ovvero un messaggio) de la Scuoleria può potenzialmente raggiungere almeno 2000 persone. Non male, vero? Poi se si impara ad utilizzare gli hashtag con “intelligenza semantica”, magari sfruttando metodicamente tempi ben precisi, si può arrivare ancora più lontani.

Qualcuno, con ragione, potrebbe farmi notare che non ho (ancora) parlato di classi. Vero. Le classi, per me, esistono solo su piattaforme dedicate: da noi si usa Edmodo, quindi molte informazioni vengono trasferite lì. Ma è anche vero, però, che la scuola in cui lavoro si è dotata di un virtuale giornalino di istituto (Lo ScrivarolON-line) dove vengono pubblicati i lavori dei ragazzi. Da un post ad un tweet basta un clic e il gioco è fatto.

E voi, colleghi, usate Twitter per la didattica? E come? Avete consigli? (Riccardo Storti)

APPENDICE

A proposito di colleghi che usano Twitter nella didattica: ecco un valido contributo di Anna Rita Vizzari:

 

Aggiungo:

 

Febbraio 2016 – Rassegna Stampa

feb

PNSD

Incontri

Strumenti

Sicurezza, cyberbullismo, adolescenza e rete

Ebook

Didattica

IIIA: Giornata della Memoria 2016: Razzismo e genocidi

In occasione della Giornata della Memoria, reblogghiamo volentieri questo prezioso contributo di classe della collega Cristina Galizia, insegnante di Lettere nella Scuola Secondaria di I grado di San Vito Romano (RM).

Arringo

Attività sul giorno della Memoria

Quest’anno, in occasione della Giornata della Memoria, in accordo con la prof.ssa di Lettere Enrica Micocci e la prof.ssa di Arte, abbiamo deciso di fare memoria ricordando non solo ciò che è accaduto, ma sottolineando uno degli aspetti che è spesso alla base di un genocidio, uno degli aspetti che ha reso reiterati simili episodi e potrebbe renderli ancora reiterabile: l’esclusione, l’emarginazione, il pregiudizio, la colpevolizzazione, in una parola il razzismo.

Dopo che la classe ha approfondito, nell’ambito dell’attività “Angeli e Demoni” le storie dei bambini di Bullenhuser Damm  e dei responsabili del loro sterminio [lavori e attività in consegna], oggi abbiamo ascoltato la storia delle sorelle Tatiana e Andra Bucci e del cugino, Sergio De Simone:

Spesso, quando si parla di Shoah, si pensa che tutto sia avvenuto e limitato alla Germania: spesso ci si dimentica che l’antisemitismo era radicato da tempo in…

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WordCloud che passione!

wordleChe cos’è un WordCloud? E’ sostanzialmente una “nuvola di parole”. Figuriamoci se, navigando, non avete mai incontrato un WordCloud? Nel marketing sono usati alla grande per mettere in rilievo tendenze di gradimento “verbali” attraverso il web: l’argomento più cliccato, ad esempio… Anche il nostro blog non ne è immune. Date un’occhiata al frame di sinistra e, in basso, noterete in discreta evidenza una “nuvoletta” con i tag (argomenti) più signifivativi…

E nella didattica? Beh… lì sono, talvolta, provvidenziali per evidenziare visivamente le “parole chiave” di un determinato soggetto studiato. Tanto per fare un esempio, quello che vedete qui sopra è un WordCloud su Dante Alighieri.

Ma come costruirli? La rete offre tantissimi generatori di WordCloud. Ve ne segnalo alcuni (quasi tutti in inglese, ma, prima o poi, dobbiamo abituarci a fare i conti quotidiani con questa lingua… ).

  • Wordle (clicca su “Create” e aggiungi le parole. Attenzione: pare che con Chrome non funzioni)
  • Wordclouds: si può scrivere una lista di parole chiave e poi modificare l’aspetto della “nuvola”. Cliccando su “shape” si potrebbe impazzire… moltissime possibilità)
  • Jason Davies: meno varianti e si richiede un approccio più tecnico…
  • WordItOut: semplice ed essenziale, facile da usare. Raggiunge subito lo scopo.
  • WordClouds for Kids: “Click to start”, aggiungere la lista delle parole e poi variare su “randomize”, “Colour” e altri parametri. (R.S.)